28 ottobre
Perché questo giorno? È il giorno che il calendario degli onomastici dedica a Simone il Zelote.
Discepolo di Cristo nel I secolo, originario della Galilea. Rifiutò di piegarsi sotto la pressione politica o sociale, rimanendo fedele alle sue convinzioni fino al martirio. Questa tenacia ne fa un modello di coerenza.
Quello che resta: Impariamo qui che restare fermi, anche di fronte all'avversità, è una forma di coraggio. La fedeltà alle proprie idee non è una debolezza, ma una forza.
🌍 Simon si festeggia Francia, Stati Uniti, Italia, Spagna, Brasile, Argentina e Germania il 28 ottobre.
Simon è uno di quei nomi biblici che hanno resistito ai secoli senza mai sbiadire. Portato da due dei dodici apostoli – Simone Pietro, la roccia della Chiesa, e Simone il Cananeo, celebrato il 28 ottobre – affonda le sue radici nell'ebraico in «Shim’on», che significa «colui al quale Dio ha ascoltato». Una bella promessa di ascolto, inscritta nel cuore stesso del nome.
Da Simón Bolívar, che liberò il Sud America, a Simon & Garfunkel, che armonizzarono gli anni Sessanta, fino al celebre videogioco elettronico «Simon» e alla filastrocca per bambini «Simon says», il nome si è diffuso in tutte le culture occidentali. In Francia non è mai davvero scomparso dall'orizzonte e torna con forza dagli anni Duemila.
Oggi Simon respira equilibrio: né troppo, né troppo poco, incarna un ragazzo tranquillo, colto, un po' discreto, al quale ci si confida volentieri i propri segreti. Un nome che è insieme dolce e saldo, atemporale come una buona maglia di lana.
Simon è il ragazzo a cui si guarda quando tutto va in tilt – colui che ascolta davvero, senza interrompere, l'etimologia fatta persona («colui al quale Dio ha ascoltato»). La sua lealtà è una roccia, degna erede di Simone Pietro, e la sua stabilità rassicura: da lui non ci sono montagne russe emotive, ma una linea chiara e affidabile. Gli si affidano i propri segreti mentre dorme.
Sotto la sua facciata tranquilla, Simon nasconde una mente acuta. Il suo numero 7 lo spinge a scavare, a comprendere i meccanismi delle cose; legge, osserva, mette insieme i pezzi del puzzle prima di esprimere la propria opinione – e quando lo fa, centra il bersaglio. Un diplomatico nato, smorza i conflitti con la parola giusta, con quella discreta eleganza di un Simon Rattle sotto la bacchetta. Non è il tipo che si appropria dei riflettori: il suo bisogno di attenzione è modesto, preferisce l'ombra efficace al rumore.
Non è un fuoco d'artificio permanente – la sua energia è misurata, il suo umore più sottile che esplosivo. Ma non sottovalutatelo: sotto la dolcezza ribolle una vera ambizione, paziente e tenace, che ha fatto di un Simón Bolívar il liberatore di continenti. Simon avanza al suo ritmo, in silenzio, e arriva spesso primo. La sua sensibilità, autentica, si nasconde dietro una timidezza a lui propria: sente tutto, ma filtra ciò che mostra. Amare un Simon significa guadagnarsi un alleato discreto e incrollabile – il confidente che si conserva per tutta la vita.
Ritratto giocoso, da prendere con il sorriso.
Simon, questo «Dio ha ascoltato», è un architetto del silenzio carnale. In amore non insegue il rumore delle passioni effimere; cerca l'eco, quella risonanza perfetta in cui la sua anima trova finalmente la sua risposta. La sua seduzione è lenta, quasi inquietante nella sua precisione: ascolta più di quanto parli e decifra ogni sospiro come una preghiera profana. Ama le anime che osano essere vulnerabili, perché sa esaudire i desideri non detti e trasformare l'intimità in un santuario esclusivo. Cosa teme? La superficiale rumorosità, quei rapporti che parlano senza mai incrociarsi. Stanco delle sciocchezze, chiede una connessione vertiginosa in cui corpo e spirito si rispondano finalmente. Per lui amare significa essere ascoltati, profondamente, senza filtri. Offre una fedeltà radicata nella sostanza, non nella forma. Se cercate una fiamma folle, fuggite. Se volete essere compresi fino alle ossa, restate. Trasforma l'attesa in estasi e fa di ogni sguardo un giuramento. È un amore di radice, oscuro e fertile.
Simon deriva dall'ebraico Shim’on, «(Dio) ha ascoltato», attraverso il greco Simôn. È un nome biblico portato da due apostoli.
Il 28 ottobre, giorno di san Simone lo Zelota, apostole, celebrato insieme a san Giuda.
«Colui al quale Dio ha ascoltato», l'esaudito – un'idea di ascolto e attenzione inscritta nel nome.
Entrambi: biblico e millenario, vive un vero revival dagli anni Duemila ed è ancora oggi molto popolare.
Simone e Simeone in italiano, Simón in spagnolo, Simeon in inglese, Chimone/Shimon in ebraico, Semion in russo.
Profilo ludico, a scopo di intrattenimento.